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Renzi, i nomi di chi passa a Italia Viva: caccia anche ai leghistiQualcosa è cambiato nel rapporto tra Roberto Gualtieri e Fratelli d'Italia. All'inizio del mandato,criptovalute l'ex ministro ed ex eurodeputato Pd non aveva incontrato grossi ostacoli da parte del partito di Giorgia Meloni, diventata presidente del Consiglio un anno dopo le amministrative capitoline. Oggi, alla vigilia del voto in aula "Giulio Cesare" per l'approvazione dell'assestamento di bilancio, si può dire che la "tregua" è ormai destinata a rappresentare un ricordo. La luna di miele tra Gualtieri e MeloniC'era una volta il salvataggio da 100 milioni di euro, grazie al quale Gualtieri riuscì a sopperire alle minori entrate di Imu e Tasi e varare un bilancio 2023 meno "lacrime e sangue" del previsto. Soldi arrivati dalla neoeletta Giorgia Meloni sotto forma di uno "sconto" sui costi della gestione commissariale di Roma Capitale. C'erano una volta i fondi inseriti nella Finanziaria per proseguire la realizzazione della Metro C: 2,2 miliardi di euro, 900 milioni in più del previsto, inseriti grazie a un emendamento accettato dalla maggioranza di centrodestra. C'era una volta anche la decisione del Governo, arrivata ad agosto 2023, di nominare Gualtieri commissario per la realizzazione delle metropolitane. Incarico che si aggiungeva a quello di commissario per il Giubileo 2025 e per la gestione dei rifiuti. Poi, d'un tratto, qualcosa è cambiato. Il patto di non belligeranzaNei corridoi del Campidoglio, per circa due anni, le voci di una sorta di "patto di non belligeranza" tra Pd e Fratelli d'Italia si sono rincorse veloci. Gualtieri e la sua maggioranza non tiravano bordate contro la premier Meloni e a sua volta lei e i suoi consiglieri capitolini - ma anche regionali, dove la destra ha stravinto a febbraio 2023 - andavano cauti nel fare opposizione nella Città Eterna. Ok le critiche, ma costruttive. Ok l'opposizione, ma non oltre l'ordinaria amministrazione. Da qualche mese, però, lo scontro si acceso all'improvviso e con la discussione dell'assestamento di bilancio è arrivato ad un punto critico, forse di svolta. La "promessa" della destraLe accuse di ostruzionismo da parte del Pd, rivolte al gruppo di Fratelli d'Italia, non sono state ben digerite. "Siamo fieri di essere l'unica vera opposizione alla politica scellerata del Pd su Roma - hanno dichiarato in una nota il 29 luglio Quarzo, Barbato, Erbaggi, Masi, Mussolini e Rocca - . Non saremo mai complici del disastro che vediamo ogni giorno intorno a noi, abbiamo il dovere morale di contrastare la cattiva politica della sinistra, per restituire alla Capitale la dignità che merita. La nostra sarà, come sempre, un’opposizione costruttiva, ma senza sconti". Questa promessa è stata proceduta da svariati attacchi arrivati da parte di esponenti nazionali del partito di Giorgia Meloni. Dal deputato Marco Perissa al consigliere regionale Paolo Trancassini, passando per il senatore Marco Scurria, sono arrivate frasi al vetriolo: "I romani aspettano solamente che il Sindaco se ne vada", la sintesi estrema del pensiero di FdI. Anche Laura Corrotti, consigliera regionale, ultimamente ha preso di mira il primo cittadino sui ritardi dei cantieri per il Giubileo. L'ostruzionismo sul bilancio e la mossa del PdIn Campidoglio già dalla scorsa settimana si sono registrate le prime importanti avvisaglie. Fratelli d'Italia ha depositato quasi 2mila ordini del giorno ed emendamenti all'assestamento di bilancio, che sommati al migliaio di Marco Di Stefano (Noi Moderati-FI) hanno comportato un lavoro extra non da poco per la maggioranza. A questo, si è aggiunta la richiesta - inedita fino a oggi - di collegamento da remoto da parte di alcune consigliere e consiglieri di centrodestra. Un modo, sospettano nel Pd, per rallentare i lavori in aula. E così la presidente dell'aula Svetlana Celli ha deciso di andare avanti come un treno: voto "a batteria" per 16 ore filate, migliaia di ordini del giorno bocciati e ostruzionismo aggirato, a costo di una nottata in bianco con ritorno a casa con il sole già alto nel cielo. Gli attacchi di Gualtieri a MeloniInsomma, nessuna esclusione di colpi tra le due fazioni. Dopo oltre due anni di quiete, Fratelli d'Italia e Pd hanno dissotterrato l'ascia di guerra. E a iniziare è stato Gualtieri, che insieme ai suoi più stretti consiglieri di maggioranza non ha più frenato le critiche al Governo Meloni "che taglierà 120 milioni di euro nei prossimi cinque anni a Roma, provocando una riduzione dei servizi essenziali ai cittadini". Una frase ripetuta come un mantra ai giornali, in radio, in tv, agli eventi pubblici, tramite le agenzie di stampa. Con più veemenza e rabbia rispetto alla richiesta di maggiori risprse Pnrr per l'edilizia scolastica. E con le metropolitane invase dalle gang di borseggiatori, i controlli settimanali nei quartieri della movida, l'obbligo di vigilare il litorale romano e una difficoltà oggettiva nello sbrigare le pratiche amministrative relative alle gare pubbliche, il Sindaco non si esime certo nemmeno dal pretendere risorse per avere più dipendenti ai suoi "ordini" e maggiore controllo del territorio. "Nostra disponibilità scambiata per menefreghismo"Una veemenza che non è certo passata inosservata. "Non ci sarà più alcuna collaborazione con questa giunta - promette Erbaggi a RomaToday - , perché ci ha mancato di rispetto. La nostra voglia di lavorare per il bene della città e di collaborare è stata scambiata per menefreghismo, ma non è così. Ci hanno chiesto cosa volessimo ottenere dall'assestamento di bilancio come fossimo al mercato. Hanno pensato fossimo arrivati al 'volemose bene', sbagliando di grosso. Gualtieri finora ha corso i 100 metri, ma fino alla fine della consiliatura è una maratona. Vediamo cosa succederà".
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